Faccia de Giuli
Questo è un detto in uso dalla fine del 1800 e si utilizzava per indicare quelle persone comunemente dette voltafaccia o voltagabbana, oppure per indicare una persona rubiconda e felice. Giuli, era anche il modo elegante e meno volgare per indicare il vaso da notte (orinari) che si teneva nella Giuliera o per dirla in modo più comune nel ciffon, comodino da notte.
Di Giuli ve n'erano di diversi tipi, fogge e misure: di metallo verniciato, di metallo smaltato, di coccio bianco o colorato, di ceramica bianca o artisticamente dipinta a mano con vari motivi decorativi, insomma, per ogni tasca e ceto sociale. Al mattino era facile assistere a delle vere e proprie piccole processioni dirette verso l'unico cesso comune (latrina in fond a la ringhera) dove avveniva la cerimonia di svuotamento dei pitali. Era questo, anche il momento e l'occasione per mettere in mostra il proprio stato sociale: naturalmente più era fine ed elegante il pitale, più si sottintendeva un più alto stato sociale; c'era poi chi si presentava con due pitali, quasi ad ostentare i doppi servizi.
Al posto dell'acquaI bastioni cinquecenteschi che un tempo caratterizzavano anche questa zona, hanno lasciato il posto a due viali particolarmente trafficati; lo stesso dicasi del canale Redefossi, rimasto forse solo nella memoria di pochi. Siamo in Piazza del Tricolore, non lontani da piazza San Babila. E proprio per raggiungere quest'ultima, entrando prima in corso Monforte e poco dopo in via Conservatorio, raggiungiamo la chiesa di Santa Maria della Passione. Fra le più grandi di Milano questa chiesa si trova in una zona molto tranquilla, in un angolo di Milano, a due passi dal centro, molto affascinante o, per dirla come si usava qualche decennio fa, incantevole. Nel XV secolo dove oggi troviamo la chiesa esisteva la casa di Daniele Birago, arcivescovo di Metellino e appartenente ad una ricca famiglia milanese. Compagnia della TèppaCon il ritorno degli austriaci a Milano, ritorna la severità e l'austerità nei costumi; a contrastare questo clima nasce la Compagnia della Tèppa. Oggi i termini: tèppa, teppista, teppismo, sono sinonimi di: balordi, vandali, scapestrati, malviventi eccetera. Per i milanesi del tempo la tèppa (muschio) era quella zona verde ed umida (prati e muschio) che circondava la parte nord del Castello Sforzesco dove erano soliti incontrarsi i Teppisti. La Compagnia deve il suo nome alla scapigliatura del cappello tricorno, tipico dei teppisti, che era di felpa plumée, ma, di qualunque colore fosse la stoffa, doveva essere di pelo lungo e arruffato, proprio come la tèppa (il muschio). Biagio Assereto
Nativo di Recco, era figlio di Costantino, un agiato fabbro e di una Ghisolfi, una donna cioè appartenente a una potente famiglia di mercanti genovesi; il nonno veniva da Rapallo, la sua famiglia era di tendenza filo-milanese. Aveva svolto i primi studi presso i religiosi e avrebbe dovuto essere orafo. Era di bell'aspetto, aitante nel fisico ed allo stesso tempo intellettuale e abile uomo di mare, e per queste doti lo aveva notato Francesco Spinola, allora padrone di Recco, che lo aveva preso presso di sé come paggio. Lo aveva fatto studiare, e si era diplomato notaio, mestiere che aveva iniziato a Porto Maurizio nel 1408 per conto del locale podestà. El perdon l'è a MelegnanFra i diversi modi di dire tipicamente milanesi ve n'è uno del quale credo molti non conoscano nè il vero significato, nè la sua origine; il motto in questione è il seguente: El perdon l'è a Melegnan Questa espressione viene usata da colui che subisce un torto, uno sgarbo, un affronto; quando chi lo ha offeso, si rivolge a lui per chiedere scusa e lui gliela nega rispondendo appunto:"el perdon l'è a Melegnan". Il detto nasce da un episodio che sta fra storia e leggenda: si racconta che nel 1563, l'allora Papa Pio IV, della famiglia Medici, era di passaggio a Melegnano ed aveva chiesto ospitalità ad una sua cognata. Fu talmente fredda l'accoglienza che il Papa preferì chiedere ospitalità al Parroco. Naturalmente fu accolto con entusiasmo ed il Papa, per ringraziarlo, gli diede una bolla con la quale concedeva l'indulgenza a tutti gli abitanti di Melegnano. Da allora, ogni anno, il giovedì santo si celebra una festa religiosa che culmina con l'esposizione della Bolla papale. |
Monte StellaLa montagnetta di San Siro si chiama Monte Stella Ma perché questo nome? Nel 1947, viene nominato Commissario straordinario dell'Ottava Triennbale di Milano l'architetto Piero Bottoni; è questo il periodo della "ricostruzione come problema sociale" ed il Commissario dichiara "la casa il più reale, il più sentito, il più drammatico oggetto di speranza". L'architetto Bottoni si dedica allo studio di un progetto per la realizzazione di un quartiere sperimentale: il "QT8" (Quartiere Ottava Triennale). AutariFiglio di Clefi, il sovrano ucciso nel 574 e al quale i duchi longobardi per un decennio non diedero un successore (Periodo dei Duchi), Autari fu eletto re dagli stessi duchi nel 584, quando si resero conto che l'assenza di un potere centrale minacciava l'esistenza stessa del popolo longobardo nell'Italia recentemente conquistata. Autari ascese al trono in un contesto di forte frammentazione del dominio longobardo, sottoposto alla duplice pressione dei Franchi e dei Bizantini, eppure ottenne un deciso sostegno dai duchi, che gli assegnarono un tesoro pari alla metà dei propri beni. Autari promosse l'evoluzione del proprio popolo da insieme scoordinato di unità militari a stirpe unitaria, in grado di generare un vero e proprio Stato; in questo sforzo, si attribuì il titolo di Flavio, riferendosi a una tradizione che risaliva a Odoacre e a Teodorico il Grande. Si trattò di una precisa scelta politica, volta ad affermare la legittimità del potere longobardo non solo sulla propria stirpe, ma sulla totalità della popolazione italica, in larga maggioranza di stirpe latina, richiamandosi esplicitamente (in chiave anti-bizantina) all'eredità dell'Impero Romano d'Occidente. Non solo metropolitana
Giovanni dalle Bande Nere oppure delle Bande Nere al secolo Giovanni di Giovanni de' Medici (Forlì, 6 aprile 1498 – Mantova, 30 novembre 1526) è stato un condottiero italiano del Rinascimento. Figlio del fiorentino Giovanni de' Medici (detto il Popolano) e di Caterina Sforza, la signora guerriera di Forlì e Imola, una delle donne più famose del Rinascimento, che si era strenuamente difesa da Cesare Borgia nella sua rocca forlivese. Venne chiamato Ludovico in onore dello zio Ludovico il Moro, duca di Milano, ma alla morte del padre, avvenuta quando aveva pochi mesi d'età, la madre gli cambiò il nome in Giovanni. Fu l'ultimo capitano delle compagnie di ventura e assistette al tramonto della cavalleria pesante. Fu ritenuto da Niccolò Machiavelli l'unica figura capace di difendere i regni italiani dalla discesa di Carlo V. Giovanni passò la propria infanzia in un convento, poiché la madre era prigioniera di Cesare Borgia. Qualche idea?Abbiamo parlato e scritto tante volte a proposito del pavè. Bello, brutto, da togliere, da tenere, viscido, romantico...insomma...abbiamo detto qualsiasi cosa al riguardo. Ora vogliamo provare a spingerci più in là: vorremmo, con voi, provare ad descrivere una o più situazioni di questo tipo: immaginando di poter impiegare in modo diverso il pavè, voi cosa ne fareste? se poteste toglierlo da qualche punto della città, non volendo confinarlo dentro qualche magazzino/capannone, come lo usereste? O per meglio dire, come lo re-impieghereste? Idee, commenti e progetti qui: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. |
Traffico sulla A4Uscendo dalla chiesa di San Babila, alzando lo sguardo, vediamo in cima ad una colonna, un leone. Come mai proprio un leone? E perché proprio lì? La leggenda racconta che qualche secolo fa, quando tra milanesi e veneziani la simpatia proprio non era di casa (anzi), questi ultimi decisero di colpire la città di Milano di sorpresa, con l'intento di distruggerla. Percorrendo quella che secoli dopo diventerà una delle autostrade più trafficate del nord Italia (la A4), l'esercito veneziano si avvicinò alle mura della città. Mentre svolgevano gli ultimi preparativi prima di sferrare l'attacco, sentirono un rumore...un rullo di tamburi? Spiazzati da questo suono, pensando che forse la sorpresa di un attacco non era più una ipotesi perseguibile, mandarono una pattuglia in avanscoperta. Vèss on giavanVèss on giavan il cui significato è: "essere uno sciocco". Alessandro Manzoni trascorreva buona parte dell'anno con la sua famiglia nella villa di Brusuglio. Qui, durante le vacanze, era solito incontrare gli amici più cari e quando le rispettive signore si ritrovavano in salotto a conversare, il Manzoni con i suoi amici si ritirava in una stanza appartata dove si discuteva di argomenti poco impegnati e ci si concedeva la libertà di dire anche sciocchezze. Tale stanza l'aveva soprannominata "l'isola di Giava" così come il Porta chiamava la "cameretta" il luogo di incontri con i suoi amici più intimi. Sarebbe bello ricordare qualche nome dei frequentatori : Ermes Visconti, Giovanni Berchet, Tommaso Grossi, Carlo Porta, Massimo d'Azeglio, Gino Capponi, Giuseppe Giusti. Frequentemente nella camera "isola di Giava", si accendevano discussioni, si rideva e si scherzava utilizzando il dialetto milanese. Vorrei ricordare che il Manzoni assieme a Luigi Rossari collaborò alla revisione del monumentale vocabolario "milanese-italiano" di Francesco Cherubini e che, quando scriveva in dialetto, si firmava "Manzalèss" le prime lettere del suo cognome e nome ma che in dialetto milanese significa "manzo a lesso". Dal fatto che in quella stanza si dicevano spesso "Giavanate = Sciocchezze" nasce il modo di dire, in forma benevola "te seet on giavan = sei una persona sciocca". Cimitero di MusoccoSul finire dell'Ottocento, appurato che il Monumentale era del tutto insufficiente alla bisogna di una grande città in forte espansione territoriale e demografica, e non potendosi tollerare la continua attività dei cimiteri urbani ormai saturi ed inglobati dai nuovi quartieri, si decise di edificare un altro cimitero, in zona periferica, dalle parti della certosa di Garegnano presso l'abitato di Musocco. Avanzate da alcuni rimostranze circa la scelta dell'aerea, la Giunta, pressata dalla situazione igienico-sanitaria al limite del collasso, prescrisse che si facessero carotaggi di terreno praticamente in ogni zona dell'estrema periferia cittadina, compresa la brughiera di Senago e i boschi di Somma Lombardo! On liter in quatterMonumento a Leonardo da Vinci eseguito nel 1872 da Pietro Magni. Ai piedi del grande maestro i suoi allievi pittori: Marco d'Oggiono, Andrea Solario, Giovanni Antonio Boltraffio e Cesare da Sesto. Giuseppe Rovani, autore del famoso romanzo "Cento anni" battezzò il monumento col nomignolo di "On liter in quatter", immaginando Leonardo (alto 4,5 mt) la bottiglia da litro ed i suoi quattro allievi (alti 2,5 mt) quattro bicchieri. Si racconta che ai piedi della statua fu sistemata una fontanella d'acqua potabile per dissetare i passanti ed il Rovani, grande "estimatore" di vini, quasi in dispregio di chi alla fontanella si dissetava chiamò appunto il monumento "On liter in quatter". |
Biagio Assereto (Recco, 1383 circa – Serravalle Scrivia, 25 aprile 1456) è stato un ammiraglio italiano al servizio della Repubblica di Genova.






